Dieta chetogenica: vantaggi e svantaggi

Dieta chetogenica vantaggi e svantaggiLa dieta chetogenica è un regime alimentare molto particolare, estremamente efficace per il trattamento di alcune patologie (quali obesità o epilessia farmaco-resistente) ma potenzialmente letale se protratta sul lungo termine. Per questo motivo, anche se i primi protocolli medici risalgono addirittura a circa un secolo fa, l’approvazione di questa dieta dalla comunità medica è ancora dibattuta. Vista questa sua duplice caratteristica (ottima sul breve termine, pessima sul lungo termine) è assolutamente fondamentale che la persona a cui interessa provare la dieta chetogenica non faccia nulla autonomamente, ma si affidi e segua alla lettera le indicazioni dei medici professionisti (dietologi, dietisti e nutrizionisti).

Da dove viene la pericolosità di questo regime alimentare? Contrariamente a quanto diete e mode pseudo-scientifiche possano affermare, tutte le classi alimentari sono egualmente importanti per il corretto funzionamento del corpo, carboidrati compresi. Nella dieta chetogenica quello che accade è che viene ridotto drasticamente l’apporto di zuccheri e carboidrati (fonte principale di glucosio, l’alimento più importante da cui le cellule traggono energia) a favore di proteine e grassi.

A questo punto il corpo, cui viene meno la sua fonte energetica preferita, deve riuscire a trovare ciò di cui ha bisogno da un’altra parte. Ecco allora che intervengono proprio i grassi che, con un particolare processo metabolico e di degradazione degli stessi, sviluppano delle sostanze (chiamate chetoni o corpi chetonici) in grado di funzionare come sostituti degli zuccheri. Dopo qualche giorno in cui il fisico si deve adattare al nuovo regime, il corpo entra in uno stato di chetosi, ovvero si è abituato a dover prendere l’energia di cui ha bisogno dai grassi e non dagli zuccheri. Il problema è che alla lunga l’eccessiva presenza di chetoni nel sangue non solo appesantisce il sistema renale, ma può anche dare adito a gravi sintomi intossicanti, che possono portare anche alla morte del paziente (spesso in presenza di gravi patologie che già debilitano il corpo).

Storia della Dieta Chetogenica

Le prime testimonianze di protocolli medici che usano in ambiente clinico la dieta chetogenica risalgono agli anni ‘20 del Novecento, dove questo regime alimentare veniva impiegato per trattare pazienti pediatrici affetti da epilessia resistente ai farmaci. Successivamente, questo impiego venne rinnovato circa trent’anni fa e da allora non si è più interrotto.

Storia della Dieta ChetogenicaContemporaneamente, tra gli anni ‘60 e ‘70 si è iniziato a studiare dei regimi alimentari ipocalorici che consentissero di combattere il problema dell’obesità (sempre più frequente) in tempi brevi, evitando contemporaneamente di andare ad intaccare la massa magra. Ecco allora che si svilupparono protocolli alimentari caratterizzati da un ridotto apporto di proteine (quel tanto che non si danneggiassero i tessuti muscolari) e una presenza minima di carboidrati.

Se da un lato si è potuto osservare che i regimi chetogenici sono in grado di portare giovamento nel trattamento di queste patologie, dall’altro, soprattutto negli ultimi anni, si sono sviluppate delle diete fai-da-te a basso (quando non totalmente assente) contenuto di carboidrati, che presentano queste sostanze quasi come se fossero veleno puro. La differenza tra questi regimi, spesso totalmente insalubri, e la dieta chetogenica sta proprio nel rapporto con zuccheri e carboidrati: queste mode obbligano il corpo ad una situazione metabolica anormale e priva di qualsiasi controllo o fondamento scientifico; i trattamenti chetogenici, invece, sanno che i carboidrati sono fondamentali per il corpo (tanto che non troverete mai una scheda alimentare priva totalmente di queste sostanze, ma solo ridotte) e la reazione fisica alla privazione viene strettamente controllata per evitare l’insorgere di problemi ben più gravi.

Nel corso degli ultimi anni si sono aperti nuovi filoni di indagine riguardo ai benefici della dieta chetogenica in presenza di particolari patologie tumorali, nervose (tipo l’Alzheimer, il Parkinson e alcuni tipi di cefalee) e metaboliche (come il Diabete e Sindromi Metaboliche). Al momento sembra che i risultati stiano dando esito positivo, ma la comunità scientifica ancora non si è espressa in maniera univoca.

Dieta chetogenica, in cosa consiste

Abbiamo visto che la dieta chetogenica è un regime alimentare che obbliga il fisico a contare sul metabolismo dei grassi per ottenere l’energia di cui ha bisogno per funzionare, in assenza dei carboidrati (glucosio su tutti). Quando il corpo è in chetosi vuol dire proprio che sta usando i lipidi come fonte energetica primaria, grazie ai derivati di queste sostanze (i chetoni o corpi chetonici, da cui il nome del regime alimentare). Normalmente l’eccesso di queste sostanze acide avviene tramite il respiro e la diuresi.

Finché la concentrazione di chetoni nel sangue rimane al di sotto delle 8 o 10 millimoli per litro (unità di misura riconosciuta dal Sistema Internazionale, o SI) il fisico reagisce bene, ma una volta che tale soglia è superata (c’è da specificare che difficilmente si arriva a tali livelli con la semplice dieta, ma diventa più facile con attività fisica eccessiva e patologie tipo il diabete) allora possono esserci dei gravissimi effetti sul corpo. Per tenere sotto controllo le percentuali è possibile fare tre esami clinici differenti: l’analisi delle urine, del sangue e del respiro.

Dieta chetogenica, in cosa consiste

Adesso vediamo cosa (non) si può mangiare se seguiamo un regime di dieta chetogenica: se bisogna ridurre l’apporto di carboidrati (non più di 50-60 grammi al giorno), verranno esclusi tutti quegli alimenti tipo pane, pasta, cereali, legumi, patate, bevande zuccherate, cibi dolci e frutta (per sopperire alla carenza di sali minerali, naturalmente presenti proprio nei frutti, il nutrizionista spesso inserirà nell’alimentazione anche degli integratori); le proteine sono legate soprattutto a carne, pesce e derivati, consumati non in grandissime quantità (alcuni amminoacidi possono essere comunque utilizzati dal fegato per produrre glucosio) e si preferiscono i grassi vegetali a quelli di origine animale (olio evo è meglio che non il burro, ad esempio, anche se carni grasse tipo il salmone sono comunque accettate anche se in minore quantità); via libera, invece, al consumo di verdura di stagione, specialmente a foglia larga.

Superati i primi giorni in cui il fisico ha bisogno di adattarsi al nuovo regime (fase di cheto-influenza, perché il paziente può riportare, febbre a parte, la spossatezza generale tipica degli stati influenzali), la strada sarà tutta in discesa: purché si beva moltissimo durante l’intero ciclo (almeno 2,5 litri di acqua), si riduce il senso di fame e aumenta esponenzialmente l’energia psico-fisica. Curiosi di provare anche voi la dieta chetogenica? Allora rivolgetevi al vostro professionista di fiducia (dietologo, dietista o nutrizionista) che analizzerà la vostra situazione e sarà perfettamente in grado di accompagnarvi senza problemi in questo percorso.

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