I sintomi della Sifilide. Come riconoscere i sintomi della Sifilide

Tra le malattie sessualmente trasmissibili la Sifilide è considerata tra le più pericolose e potenzialmente letali, seconda solamente al virus dell’HIV. Fortunatamente, per quanto si presenti come una subdola infezione batterica dalle molteplici facce (William Osler, considerato come il padre della medicina moderna, la definì la grande imitatrice proprio per questa caratteristica), può essere facilmente trattata con la penicillina e gli antibiotici se individuata per tempo.

La malattia a trasmissione sessuale (o congenita, quando una donna incinta e infetta la passa al feto) è causata da un batterio, il Treponema Pallidum, che può infettare attraverso le mucose o la cute danneggiata. Per questo motivo l’unica maniera di contrarre la patologia è attraverso contatti sessuali (anali, vaginali, ma anche orali) con persone infette. Nel caso della Sifilide congenita la trasmissione può avvenire in due modi: attraverso la placenta o al momento del passaggio del bambino nel canale vaginale, con la possibilità di I sintomi della Sifilide. Come riconoscere i sintomi della Sifilidecausare danni irreversibili (quando non direttamente morte perinatale) al nascituro. Contrariamente a quanto si possa pensare, le trasmissioni indirette (ad esempio attraverso indumenti, posate, attività quotidiane etc.) non sono possibili. È ormai scarsissimo anche il rischio di contagio dovuto alle trasfusioni di sangue, grazie ai protocolli medici molto stringenti sviluppati in questi anni.

Anche se la patologia è facilmente curabile se presa in tempo, è bene non sottovalutare il problema perché non esiste alcun rimedio o vaccino in grado di bloccare definitivamente l’infezione a priori (se non l’astinenza da qualsiasi pratica sessuale nel lungo periodo di contagio del soggetto). In più il soggetto, una volta guarito, non sviluppa immunità, per cui rimane comunque esposto ai rischi di una nuova infezione. Per questo motivo risultano fondamentali due aspetti: l’informazione e la prevenzione. Di seguito cercheremo di capire quali sono i principali sintomi che ci fanno pensare di essere in presenza della malattia e quali sono gli esami da fare per accertarsene (fermo restando che in caso di sospetto contagio è bene rivolgersi immediatamente alle autorità sanitarie competenti e sospendere contemporaneamente l’attività sessuale).

Sintomi fisici

La Sifilide ha un decorso molto lungo, anche più di un decennio, e si sviluppa tendenzialmente in quattro stadi diversi:

  • Fase primaria: i primi sintomi si sviluppano tra i dieci e i novanta giorni dal momento del contagio. Dura generalmente dalle tre alle sei settimane e si presenta sotto forma di una ferita singola o di più pustole (specie nel caso in cui ci sia una coinfezione da HIV), tendenzialmente indolori, che si sviluppano nel punto dove avviene l’infezione e che poi guariscono da sole.
  • Fase secondaria: questo periodo inizia generalmente dopo le quattro – dieci settimane dalla prima infezione ed è caratterizzato da eruzioni cutanee molto estese ed infette su tronco e arti, ma anche da febbre, astenia, perdita di capelli e malessere generale. Di norma è a questo punto che il paziente si rende conto di aver contratto la malattia.
  • Fase latente: per certi versi può essere considerata la più pericolosa nella diffusione della malattia. In questo momento l’individuo non ha più i sintomi visibili della patologia, ma non è ancora guarito: l’infezione è ancora in corso ed è a questo punto che iniziano ad essere gravemente compromessi gli organi interni (danneggiamento che può avvenire anche a vari decenni di distanza dalla contrazione dell’infezione).
  • Fase terziaria: la malattia è ormai nel suo stadio più acuto, nel quale il paziente non ha più controllo sui muscoli, può avere paralisi, confusione mentale, cecità graduale e può sviluppare anche demenza. A questo punto spesso sopraggiunge la morte.

Esami chimici

È molto difficile riscontrare la malattia clinicamente, specie nei primi stadi, perché i sintomi che da sono facilmente confondibili con molte altre patologie dermatologiche o ormonali. Tendenzialmente due sono le strade che si intraprendono: analisi del sangue specifiche, volte a verificare la presenza di anticorpi c.d. treponemici (sostanze che il corpo produce per cercare di arginare il batterio causa dell’infezione), e l’osservazione diretta.

Esami chimiciDi norma vengono preferite le analisi del sangue perché più semplici rispetto al secondo metodo: uno degli esami diretti che viene fatto è l’analisi del siero prelevato dalle ulcere, ma deve essere prelevato e analizzato in genere entro una decina di minuti da personale specializzato, altrimenti perderebbe la sua accuratezza. Fortunatamente la situazione europea riguardo alla diffusione della malattia è buona, ma non bisogna mai abbassare la guardia. Per capirsi, è sempre valido il detto popolare che dice: “Prevenire è meglio che curare”.

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